2 giugno - Giornata mondiale sui Disturbi Alimentari
2 giugno - Giornata mondiale sui
Disturbi Alimentari

Anche se non si vede

Una campagna di Corabea per dare voce a ciò che spesso resta invisibile.
I disturbi alimentari esistono anche quando non si vedono.

Parlarne è il primo passo per non sentirsi soli.

Partiamo dai dati

Numeri che aiutano a vedere meglio

I DCA non sono sempre visibili dall’esterno. Questi dati raccontano perché riconoscerli presto, parlarne senza stereotipi e chiedere supporto può fare la differenza.

Nel mondo

70 milioni​

Le persone che convivono con un disturbo alimentare secondo le stime globali 2023.

Fonte: Ministero della salute

In Italia

oltre 3 milioni

Le persone che soffrono di disturbi della nutrizione e dell’alimentazione nel nostro Paese.

Fonte: Ministero della Salute / ANSA SALUTE

Tra adolescenti

2ª causa di morte​

In Italia i DCA sono indicati tra le principali cause di morte in adolescenza dopo gli incidenti stradali.

Fonte: Ministero della Salute Documento sui dca 2026

Esordio precoce

1 su 5 sotto i 14 anni

L’età di esordio si sta abbassando: molti casi iniziano già prima dell’adolescenza.

Fonte: Ministero della Salute, dati 2019–2023

Il messaggio

Non si vede sempre.
Ma può occupare tutto.

La campagna nasce per spostare lo sguardo: dai segni che ci aspettiamo di vedere alla sofferenza che spesso resta nascosta.

Billboard campagna Corabea Anche se non si vede

Non solo il peso

Un DCA può essere presente anche quando il corpo non corrisponde allo stereotipo che immaginiamo.

Cosa significa

Il peso, l’aspetto e l’apparente controllo non raccontano da soli quanto una persona stia soffrendo. Riconoscerlo aiuta a chiedere e offrire supporto prima.

Non è una scelta

I DCA non sono capricci, vanità o mancanza di volontà: sono condizioni complesse che meritano cura e ascolto.

Cosa cambia

Quando togliamo colpa e giudizio, diventa più facile parlare, ascoltare e avvicinarsi a un percorso di aiuto senza vergogna e senza sentirsi sbagliatə.

Non è troppo presto

Non bisogna aspettare che la situazione diventi “abbastanza grave” per chiedere supporto.

Da dove iniziare

Un primo passo può essere dare un nome a quello che succede e parlarne con professionisti. Chiedere aiuto non è un punto di arrivo: è l’inizio.

Sensibilizzare significa non lasciare invisibile chi sta male.

Puoi chiedere aiuto

Se il rapporto con cibo, corpo o controllo sta occupando troppo spazio, non devi aspettare di stare “abbastanza male”.

Un primo confronto può aiutarti a capire cosa sta succedendo e da dove iniziare.